Un viaggio alla volta del deserto, armati solamente di zaini capienti, di una guida Lonely Planet e di tanto spirito di avventura e di adattamento.
Questa la filosofia del nostro viaggio, che questa estate ci ha portato a percorrere tutta la Spagna da nord a sud, e ad attraversare il Marocco, dal porto caotico di Tangeri alle vette del Rif, dall'incanto di Marrakech alla sabbia rossa di Merzouga, la "porta del deserto".
Sulle tracce del film "Marrakech Express" di Gabriele Salvatores infatti, noi, un gruppo di quattro ragazzi conosciuti quasi per caso, abbiamo voluto percorrere il Marocco con lo spirito dei liberi viaggiatori: mano alla cartina, e muovendoci giorno per giorno con i mezzi disponibili in loco. Anche se non priva di imprevisti, o forse proprio per questo, la nostra è stata una esperienza davvero indimenticabile. Una esperienza che vorremmo proporre a tutti quelli che una mattina si svegliano e, semplicemente... decidono di partire.
Qui di seguito trovate le foto e una breve descrizione di tutte le tappe del nostro viaggio. Presto, su questo sito, saranno disponibili le informazioni su come fare a leggere il testo integrale, con gli aneddoti e i consigli utili.
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I GIORNO: GENOVA - GIRONA (27 LUGLIO 2006)
Parto dalla stazione di Genova e non so quello che troverò. L’unica cosa che so di questo viaggio è che arriveremo al deserto. Scendo alla stazione di Pavia e Letizia mi viene incontro. Sono 6 anni che non ci vediamo… Da Orio al Serio il nostro volo per Girona. Arriviamo di notte, e all’aeroporto ci aspetta Annalaura: il suo volo da Alghero ci ha anticipati. Poi, subito a cercare un pullman per Barcellona e, da qui, per il Sud…
II GIORNO: VALENCIA
Arriviamo a Valencia alle 6.30 del mattino. Pernottiamo due camere all’hostal Rincon, giro della città vecchia e poi sulla torre campanaria della cattedrale: la luce del tardo pomeriggio irradia le cupole e i campanili che un tempo erano minareti.
Il contrasto con la modernissima Ciudad de las Ciencias è stridente, ma sul bordo degli immensi specchi artificiali d’acqua corrente, si respira aria di viaggi e di libertà: è questo ciò di cui parliamo con i ragazzi del team neozelandese per la Coppa America 2007.
III GIORNO: VALENCIA - MALAGA
Otto ore di pullman alla volta di Malaga. Compaiono le prime palme autoctone… l’Africa si avvicina.
IV GIORNO: MALAGA – ALGECIRAS - TANGERI
Colazione sotto le vele di Malaga, poi ci raggiunge Alberto, con un volo da Nottingham. Quindi pullman per Algeciras e imbarco per il Marocco. Difficile dimenticare le facce dei tre italiani che, mentre percorrevamo a piedi il breve tratto dalla stazione degli autobus al porto di Algeciras, ci gridavano: «Africa?! Buona fortuna: ne avete bisogno.»
Sbarco a Tangeri nella notte: una delle peggiori esperienze di viaggio che mi siano mai capitate... poi, finalmente al sicuro, chiusi a chiave in un riad della medina.
V GIORNO: TANGERI – CHEFCHAOUEN
Tangeri di giorno non fa più paura. Colazione in un bar dove trasmettono il notiziario Al Jazira; il nostro primo the verde. Poi di nuovo in porto a contrattare per un grand taxi per Chefchaouen: fa caldo ma per abbassare il finestrino devi chiedere il permesso, o meglio… chiedere all’autista di prestarti la sua manovella! Il taxi manda fumo nero dal cofano: ci fermiamo a metà strada. Poi si riparte, a bordo di un altro vecchio Mercedes. È la festa del re e Chefchaouen è invasa dalle bandiere.
Nella medina, tutta dipinta di azzurro, conosciamo Amhid, un berbero del deserto: nell’atmosfera da mille e una notte di una terrazza ai piedi del Rif, ci fa la sua proposta per raggiungere il Sahara…
Nel cuore della notte si leva un grido prolungato: ci svegliamo con un tuffo al cuore… è il muezzin che chiama a raccolta i fedeli. Con la pelle d’oca e un po’ di emozione, rimaniamo in silenzio ad ascoltare. Sappiamo che dovremo abituarci.
VI GIORNO: CHEFCHAOUEN – MEKNES
Viaggio verso Meknés in un vecchio pullman che si ferma ogni dieci minuti per il rabbocco al radiatore. La città ci si presenta al crepuscolo, con le sue imponenti mura gialle. Pernottiamo in un hotel dall’aria quasi europea… quasi.
VII GIORNO: MEKNES – FES
Mentre attraversiamo l’enorme piazza di fronte alla medina di Meknés rimaniamo letteralmente incantati dalla vastità degli spazi che l’occhio riesce ad abbracciare. È in questo luogo che percepiamo, per la prima volta in maniera così forte, di essere in un posto lontano, molto lontano da tutto ciò che conoscevamo. Veniamo ingaggiati dal buttafuori di una discoteca. Ha un grosso taglio sul braccio e dice che “questi sono i rischi del mestiere”… Ci conduce attraverso la medina, cuore pulsante della città, dove è possibile vendere e comprare di tutto… proprio tutto.
Poi visita alle prigioni imperiali: là sotto tutto è rimasto come allora. Poi taxi collettivo per Fés: collettivo sul serio, dal momento che dentro ci si sta in sette!
VIII GIORNO: FES – AZROU
Visita alla medina e al quartiere delle concerie di Fés, poi partenza per Azrou, in un paesaggio… quasi austriaco. All’albergo El Fath incontriamo Amhid, e conosciamo Victor e Paco, i nostri nuovi compagni di viaggio. Domani mattina si parte per Merzouga, “la porta del deserto”.
IX GIORNO: AZROU – MERZOUGA
Partenza per il deserto a bordo di un taxi collettivo: quattro incidenti sfiorati, in un paesaggio che si fa via via più secco e arido… la strada si perde dritta all’orizzonte, e il caldo ti asciuga l’anima. Poi una fontana naturale e, nelle foschie ai margini del nostro campo visivo, compaiono le prime lingue di sabbia rossa. Laggiù inizia il Sahara.
Alloggiamo in una casa di fango, ma la notte la passiamo sulle dune… E allora rimani a testa in su, a guardare le stelle cadenti come, lo puoi giurare, non le avevi mai viste prima: enormi, più luminose e con una scia più lunga di tutte quelle per le quali hai mai espresso un desiderio in vita tua.
X GIORNO: MERZOUGA – OASI DI DUBIRA
Il caldo del deserto ti asciuga l’anima… trascorriamo la mattinata nell’albergo di fango, a gambe incrociate davanti al the verde. Poi visita alla tribù dei neri di Merzouga e bagno al lago dei cigni. Alle cinque del pomeriggio partenza a dorso di dromedario per l’oasi di Dubira.
Il sole cala, e tutt’a un tratto ti volti e provi quasi una stretta allo stomaco: le luci di Merzouga sono definitivamente scomparse, e intorno non vedi altro che dune. È in quel preciso momento che comprendi a fondo lo spirito di tutto un viaggio: quando senti che le parole finiscono e a parlare è solo il vento tiepido del Sahara, la sua vastità e la totale mancanza di punti di riferimento. In quel preciso istante cala un breve silenzio… ed è come se tutti noi percepissimo la stessa identica emozione, la stessa paura sotterranea di fronte alla quale l’istinto si sente smarrito, confuso. Mi sfilo il turbante e ho la testa sudata. Ma, ora che il sole è tramontato, la temperatura si abbasserà…
XI GIORNO: DUBIRA – MERZOUGA – GOLE DEL DADES
Lasciamo l’oasi nella prima luce del mattino che accende le dune di nuovi colori facendole passare dal rosa pallido al giallo, all’arancione. Salutiamo i nostri amici e, a bordo di un Mercedes bianco, osserviamo increduli le trombe d’aria, che alzano dai campi spirali minacciose di sabbia, mentre il caldo secco che entra nell’abitacolo battuto dal sole, asciuga la bocca e gli occhi, secca la gola.
Attraversiamo un paesaggio fatto di rocce e di grandi spazi, e in serata raggiungiamo le Gole del Dadès. Sulla terrazza dell’albergo, del tutto simile a una kasbah, rosa e intonacato di fango, il figlio del proprietario ci racconta molte cose, e dice di volerci accompagnare attraverso le gole…
XII GIORNO: GOLE DEL DADES
Camminiamo a lungo mentre il torrente diventa una striscia sempre più piccola, in fondo al crepaccio. Poi ci fermiamo in un bar lungo la strada, e Mustafà si intrattiene a conversare con i suoi amici. Stiamo osservando la maestosità del paesaggio da una terrazza a picco sulla gola, quando il nostro amico indica l’acqua, puntando verso il basso… noi andremo laggiù.
XIII GIORNO: GOLE DEL DADES – MARRAKECH
In mattinata un furgoncino scassato ci porta a Boumalne. Da qui il nostro pullman per Marrakech: lo spazio tra la prima fila di sedili e il posto di guida è arredato con tappeti e decorazioni da salottino orientale, e sul parabrezza scende una specie di tendaggio con pon-pon rossi… un viaggio della speranza in piena regola. Attraversiamo una gran varietà di paesaggi e, di sera, ecco le prime luci di Marrakech, meta ideale del nostro viaggio. Alla stazione degli autobus ci si avvicina un uomo e ci chiede dove siamo diretti: assomiglia a Thyson ed è molto insistente…
XIV GIORNO: MARRAKECH
La giornata trascorre nel souq della medina, dove un abile artigiano lavora il legno di cedro fabbricando ciondoli, scacchiere e “scatole magiche”… ne compro una, ed è magica per davvero! Ma non c’è ombra di dubbio: Marrakech non sarebbe una città così speciale se non avesse la Djemaa el-Fna, la sua piazza principale che, nella luce del crepuscolo, si popola di danzatori acrobatici, cantastorie e incantatori di serpenti, mentre nell’aria riecheggia costante il suono strozzato di qualche flauto. E puoi immaginare che da qualche parte, tra la mercanzia, a ben cercare potresti trovare la lampada di Aladino… Consumiamo una cena squisita presso una delle decine di bancarelle che occupano buona parte della piazza mentre, poco più un là, uno “staccadenti” tiene in mano una pinzetta simulando l’unico gesto che caratterizza il suo mestiere…
La vista della piazza dall’alto di una terrazza, poi, è una impedibile emozione, e mentre i danzatori neri continuano a esibirsi al ritmo tribale dei tamburi, andresti avanti per ore a respirare questa atmosfera da antico centro carovaniero. E quando sei stanco e decidi di rientrare, puoi stare certo che tutto continuerà. Che lo spettacolo andrà avanti anche senza di te.
XV GIORNO: MARRAKECH – ESSAOUIRA
Oggi il gruppo si scioglie: Alberto torna in Italia con un volo low cost di una compagnia marocchina. Noi tre invece ci dirigiamo alla stazione degli autobus, dove le varie destinazioni vengono urlate a squarciagola. In serata siamo a Essaouira, la città dominata dai bastioni, dal bianco delle sue case e dal blu profondo dell’oceano.
Il fascino della città ci si svela oltrepassate le mura della città vecchia: nelle strade gremite di turisti, di negozi di tappeti e di souvenir e, soprattutto, nelle sue esposizioni di quadri e di decorazioni di ogni genere.
Si capisce subito anche dalla musica, dalle insegne e dagli odori, che questa moderna colonia occidentale offre rifugio e ispirazione a una intera generazione di artisti del Vecchio e del Nuovo Continente. Ci sono surfisti di passaggio, certo, ma sono i barbuti e occhialuti figli dei fiori, magari proprietari di un pub o di un ristorante multietnico, ad avere trasformato questo posto in un mito per ribelli e sognatori in cerca di se stessi.
Ci fermiamo in un riad e affittiamo un appartamento per due notti: la finestra dà sul minareto di una moschea… anche stanotte saremo svegliati dal muezzin.
XVI GIORNO: ESSAOUIRA
Dopo una colazione a base dell’immancabile the verde e di succo d’arancia, prendiamo un taxi e ci facciamo portare in una grande spiaggia di surfisti. Ci sono dromedari che passeggiano sulla spiaggia, e la temperatura è gradevole. Trascorriamo qualche ora sotto un sole “africano”, poi entriamo in un bar. Ma il nostro autobus è già là fuori, e allora ci tocca correre via… inseguiti da un poliziotto! La giornata non marca bene… una volta in paese inserisco la mia carta nel bancomat e in un attimo… blup! Sparita. Adesso sono senza soldi.
XVII GIORNO: ESSAOUIRA – CASABLANCA
Il nostro amico e proprietario del riad ci accompagna in macchina alla Gare routière. E ci lasciamo così, nella foschia che ammanta il paesaggio e con la speranza, insciallah, di rivederci un giorno, magari alla nostra prossima visita in Marocco. Saliamo sul nostro pullman per Casablanca, e inizia il nostro ennesimo viaggio della speranza. Imbocchiamo una strada sterrata e dai finestrini entra solo polvere. Una ragazza si sente male, ma l’autista non si ferma…
Casablanca ci presenta il suo volto peggiore nella sua periferia degradata. Nella pancia del pullman intanto manca il sacco a pelo di Letizia, mentre per colpa della fretta, il suo portafoglio è rimasto probabilmente sul tavolo di un bar, ad Essaouira… adesso siamo in due ad essere rimasti senza soldi. Una vera impresa fare una denuncia presso il comando di polizia…
Poi ci precipitiamo alla “Gare des voyageurs”, la stazione dei treni, dove si respira un’aria cosmopolita. E mentre la Seven up si rivela un efficace toccasana contro la sete e la stanchezza, immagino i treni a vapore e i commessi viaggiatori, a quando viaggiare, specialmente da queste parti, era una impresa degna dei romanzi di Jules Verne.
Di sera saliamo su un petit-taxi e, attraversato un piccolo lembo di città, l’enorme moschea di Hassan II ci si presenta come un colossale e moderno monumento all’Islam, illuminato da miriadi di luci e lampioni. Respiriamo l’aria che sa di salsedine, e nella vastità della piazza affacciata sul mare, tutto parla di modernità e di una fede maestosa e pacifica… Stiamo pensando a queste cose quando un uomo mi intima di smetterla di scattare fotografie, e mi dice che dovrei avere più rispetto per Dio, e che gli italiani come me hanno disimparato a pregare… forse è bene andarcene.
A mezzanotte abbiamo un treno per Tangeri, ma basta un attimo di disattenzione e… il mio zaino è sparito. Dentro c’erano documenti, cellulare, macchina fotografica e tutti i miei appunti di viaggio. Passiamo la notte in caserma, in un improbabile Cluedo tra noi e i poliziotti… solamente senza soluzioni.
XVIII GIORNO: CASBLANCA – TANGERI – ALGECIRAS – SIVIGLIA
Alle sei di mattina saliamo su un treno per Tangeri. Mentre le immagini del paesaggio scorrono al contrario, le emozioni sono tante, e l’idea è che, una volta a casa, la nostra storia verrà in qualche modo riscritta. Poi un traghetto per la Spagna e l’arrivo in serata a Siviglia, dove un taxi comodo, pulito e costoso, ci porta all’ostello Granada, nostra ultima tappa.
XIX GIORNO: SIVIGLIA
L’impressione è quella di una città orgogliosa del suo passato, colorata, vivace, e studiata in ogni suo angolo per attirare il turista. Tutto, qui, dall’Alcazar alla splendida piazza di Spagna, parla ancora di un sultano il cui regno andava dalla Spagna fino al Sudan.
XX GIORNO: SIVIGLIA
Oggi visita alla Maestranza, la Plaza de Toros, il palazzo di Pilar e il quartiere delle Esposizioni. Alle dieci di sera Annalaura prende un pullman per Barcellona. Rimaniamo io e Letizia, e domani dovremmo partire per tornare in Italia… dovremmo.
XXI GIORNO: SIVIGLIA
All’aeroporto di Siviglia siamo pronti per partire ma… l’impiegato Ryanair non è del nostro stesso avviso: dice che la mia denuncia del passaporto fatta alla polizia marocchina non è sufficiente a sostituire il documento. Così, con grandissima amarezza, rimango da solo a Siviglia… e per di più senza soldi. Forse una visita al consolato italiano servirà a rimettere a posto le cose. Mentre giro per le strade di nuovo affollate della città andalusa, mi sento una specie di apolide…
XXII GIORNO: SIVIGLIA – BERGAMO
Questo giorno non dovrebbe esistere… Sul documento che ho con me campeggia la scritta “sedicente”, e adesso devo solo sperare di riuscire a partire sul primo volo disponibile.
Nel primo pomeriggio sono a casa.